Messe latine antiche nelle Venezie
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Mons. Giovanni Battista Maria Menghini, Le Sacre Ceremonie > Ceremoniale Proprio > Per alcuni Tempi dell'anno

 

 

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CAPITOLO  IV.

Del  Tempo  quaresimale  e  di  Passione.

 

Avvertenze generali.

1. Fin dalla terza settimana precedente la Quaresima, cioè dalla Domenica di Settuagesima (7ª avanti quella di Passione), insino a Pasqua, si omette l'Alleluia; perciò al Vespro del Sabato precedente si dice raddoppiandolo dopo il Benedicamus Domino e il Deo gratias, come per indicarne la cessazione.

2. Al principio delle Ore canoniche, in luogo dell'Alleluia, si dice Laus tibi, Domine, Rex aeternae gloriae.

3. Alle Messe, dopo il Graduale, tralasciati gli Alleluia ed il Versetto seguente, si canta il Tratto.

4. Dal primo Sabato di Quaresima, fino al Sabato Santo, i Vespri si dicono avanti il mezzogiorno (Rubrica: ante comestionem), eccettuate le Domeniche.

5. In tutto il tempo quaresimale e di Passione, cioè dal Mercoledì delle Ceneri al Gloria della Messa del Sabato Santo, non si suona l'Organo negli Uffizi e nelle Messe de Tempore, eccettuati quelli della quarta Domenica di Quaresima, e tutto il Gloria del Giovedì Santo. Quanto al solo accompagnamento del canto, questo è vietato dal Gloria del Giovedì Santo, a quello del Sabato Santo.

6. Nelle Messe solenni, eccettuate quelle della quarta Domenica, del Giovedì e del Sabato Santo, si usano dai sacri Ministri le Pianete piegate, come fu detto al cap. I, art. II, n. 3 ss.

7. Nelle Messe feriali, i Chierici sostengono le Torcie sin dopo la Consumazione, e il Coro genuflette alle Orazioni, e dal Sanctus al Pax Domini ecc., esclusivamente; non però nella Messa del Giovedì (in cui si tengono le Torcie sino alla Comunione del Clero e dei fedeli, se ha luogo) e del Sabato Santo, perchè sono festive.

8. Il giorno della Santissima Annunziata, mentre si canta il versetto Et incarnatus est, nel Credo, tutti genuflettono, come nel giorno del s. Natale.

9. Prima del Vespro del Sabato avanti alla Domenica di Passione, si coprono le Croci e le Immagini per Ecclesiam (1).

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(1) Così la, Rubrica, p. I; ma dovrà intendersi di quelle che sono sopra gli Altari; nessuno infatti pensa a coprire le decorative, o quelle della Via Crucis.

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10. Negli Ufficio e nelle Messe del tempo di Passione, cioè dal detto Sabato fino al Mercoledì Santo, non si dice più il Gloria Patri, ecc., eccettoché in fine dei Salmi dell'Uffizio.

11. Come pure si omette il Salmo Iudica me, in principio delle messe domenicali e feriali.

12. Alle parole Humiliate capita vestra Deo, prima dell'ultima Orazione, tutti s'inchinano verso la Croce.

 

 

Articolo  I.

Del  Mercoledì  delle  Ceneri

Avvertenze.

1. Si collocherà il vaso contenente le Ceneri da benedire sull'Altare, verso l'angolo dal lato dell'Epistola, presso il Messale, e si coprirà con velo violaceo, od analogo coperchio.

2. Sulla credenza, oltre l'occorrente per la Messa solenne, si porrà il Secchietto con l'Acqua benedetta e l'Aspersorio; un piatto con fette di mollica di pane (1); lo Stolone pel Diacono.

3. Sul banco dei Ministri si metterà la Pianeta violacea pel Celebrante, ed i tre Manipoli.

4. I Paramenti, dei quali si vestiranno i sacri Ministri nella Sagrestia, saranno: Pluviale violaceo e Stola pel Celebrante, Pianeta piegata e Stola pel Diacono, Pianeta piegata pel Suddiacono.

5. La funzione avrà luogo dopo l'ora di Nona.

6. La Messa di questo giorno è feriale, perciò si osservi ciò che è necessario, secondo le norme già conosciute.

7. Al Versetto Adiuva nos, ecc., letto dal Celebrante dopo l'Epistola, nessuno genuflette, ma si aspetta che venga cantato dal Coro; allora genuflettono tutti, compresi i sacri Ministri.

 

§ 1. Dei Ministri inferiori.

1. Per la benedizione e la distribuzione delle ss. Ceneri, si eseguisce il tutto, come si è detto al cap. III, art. I, § 1, dal n. 1 al n. 8, pag. 208, per la benedizione delle Candele, eccetto, che il Turiferario ed il primo Accolito andranno all'Altare alla quarta Orazione.

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(1) Circa l'uso del Boccale e Bacile, v. nota al n. 6, pag. 208.

 

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2. Il Clero sederà durante il canto dell'Antifona Exaudi, ecc:, e finita la distribuzione delle Ceneri al proprio ceto.

3. Il Turiferario, in mancanza del secondo Ceremoniere, mentre il Celebrante va in mezzo all'Altare, fa venire il più degnò del Coro, che deve porre la Cenere al Celebrante medesimo, e poi riceverla da lui.

4. Lo riaccompagna al posto, e fa venire gli altri, come alla distribuzione delle Candele.

5. Dopo il Clero, anch'egli s'inginocchia alla sinistra del Ceremoniere, per ricevere la s. Cenere.

6. Gli Accoliti accederanno dopo il Turiferario.

7. Finita la distribuzione, gli Accoliti presenteranno ai Ministri l'Ampolla dell'acqua col piattino e l'asciugatoio, riportandoli alla credenza, dopo che il Celebrante si sarà asciugate le mani (1).

8. Il Turiferario recherà il piatto con la mollica di pane, porgendola al Celebrante.

9. Dettasi l'ultima Orazione, gli Accoliti siano pronti al banco, per mettere i Manipoli ai Ministri.

 

§ 2. Dei sacri Ministri.

1. Si eseguisce quanto fu detto al cap. III, § 2, nn. 1 e 2, pagina 211.

2. Il Celebrante leggerà a mani giunte l'Antifona Exaudi, mentre si canta dai Cantori.

3. Terminato il canto, il Celebrante soggiunge: Dominus vobiscum... e le Orazioni in tono feriale, e si eseguisce il tutto, come si dice a pag. 211, nn. 4-7.

4. Quindi i sacri Ministri si recano al mezzo dell'Altare, e si rivolgono al Coro, mutando posto, e rimanendo il Diacono alla destra del Celebrante e il Suddiacono alla sinistra, sollevandogli le fimbrie del Pluviale.

5. Il Diacono riceverà allora il vaso delle Ceneri dalle mani del Ceremoniere.

6. Venuto il più degno del Clero tra i Sacerdoti, salirà avanti al Celebrante, e preso dal vaso alquanto di Cenere tra l'indice e il pollice della destra, l'impone, facendola cadere a modo di Croce sul capo del Celebrante, che sarà inchinato e colle mani giunte, e dicendo le parole: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris. I Cantori incominceranno allora le Antifone Immutemur, ecc.

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(1) V. nota al n. 6, pag. 208.

 

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7. Ciò fatto, rimanendo il detto digniore in piedi sotto la predella inchinato, o genuflesso, secondo il suo grado, avanti al Celebrante, questi imporrà al medesimo le ss. Ceneri, nel modo tenuto da lui.

8. Proseguirà poi ad imporle nella stessa maniera al Clero ed al popolo, avvertendo quanto fu detto a pag. 212, nn. 11 e 12.

9. Mentre il Diacono riceve avanti al Celebrante, a destra del Suddiacono, le ss. Ceneri, lascerà il vaso in mano al Ceremoniere, o ad un Accolito,

10. Se non vi è un Sacerdote, fuori dei Ministri parati, che possa imporre le Ceneri al Celebrante, questi se le imporrà di sua mano, nihil dicens, stando in piedi voltato all'Altare (Mem. Rit. di Bened. XIII, ed. tip. 1920).

11. Terminata la imposizione delle ss. Ceneri, il Diacono riconsegna il vaso, ed il Celebrante si laverà le mani, come si disse a pag. 212, n. 15 e 16.

12. Quindi rivolto nuovamente al Messale coi Ministri, come da principio, canterà a mani giunte: Dominus vobiscum, e la seguente Orazione.

13. Finalmente, fatta riverenza alla Croce, i sacri Ministri si recheranno al banco o alla credenza, per assumere i Paramenti per la Messa.

14. Nella Messa di questo giorno, che è feriale, e vi si usano dal Diacono e dal Suddiacono le Pianete piegate, si osserveranno le norme già altrove notate, e al canto del V/. Adiuva... i Ministri s'inginocchieranno sull'orlo della predella.

15. Dopo l'ultima Orazione (Postcommunio) il Diacono si volta al popolo, dove trovasi, come all'Ite, missa est, canta: Humiliate capita vestra Deo, e si rivolge immediatamente all'Altare.

 

 

Articolo  II.

Particolarità  di  altri  giorni

1. Nelle Messe del Mercoledì e del Sabato delle Tempora, del Mercoledì dopo la quarta Domenica, e del Mercoledì Santo, quando il Diacono dice Flectamus genua, tutti s'inginocchiano unico genu, eccetto il Celebrante, alzandosi quando il Suddiacono ha detto Levate.

2. Vi sarà anche un Lettore per cantare la Lezione prima dell'Epistola, cioè subito dopo la prima Orazione, con le stesse Ceremonie, che furono spiegate al cap. I, art. II, n. 10, pag. 203.

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3. Nel detto Sabato vi sono cinque Lezioni, che potranno cantarsi da un solo o da più Lettori.

4. Si vedano le altre cose notate a pag. 203 e 204, nn. 13, 14 e 15.

 

da Mons. Giovanni Battista Maria Menghini, Le Sacre Ceremonie secondo il Rito Romano per tutti i tempi dell'anno con il Vespro e la Messa e relativa Assistenza Pontificale, VIII ed., Roma, Ferrari, 1943, p. 215-219

 

 

 

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Inserito il 24 febbraio 2009

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