UNA VOCE VENETIA  

Messe latine antiche nelle Venezie 
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Che succede alla Misericordia?

Ha ragione Granzotto a evidenziare che per una chiesa, e per di più dove si celebra la messa in latino, non è facile che vengano erogati contributi i quali sono impiegati piuttosto per scopi ben più "utili" a chi fa politica e vuole essere rieletto. Questo è un discorso che porterebbe lontano. Ma la lettera di Sandro Ghigo lascia aperte alcune questioni. Per esempio, se non a impegnativi restauri si provvede almeno a una manutenzione dell'edificio? Si dice che si raccolgono fondi, che fine fanno questi? Che ruolo ha esattamente l'Arciconfraternita della Misericordia di Torino nella gestione della chiesa? Ma vi è un fatto ancor più inquietante: alla Misericordia dal 1989 viene celebrata la messa concessa dall'arcivescovo di Torino in base al Motu proprio Ecclesia Dei e alla Lettera Quattuor abhinc annos. Ci risulta che da molto tempo questa messa si discosta parecchio dalle regole del messale del 1962, tanto che è perlomeno dubbio se possa essere identificata come una messa latina antica. Questo contravviene a quanto stabilito dal decreto di concessione 29 settembre 1989, Prot. 217/D/89, emanato dal card. Saldarini, che recita: "autorizzo la celebrazione di una s. Messa domenicale e festiva nella chiesa della Misericordia sita in Torino, Via Barbaroux n. 41, con l'uso del Messale Romano secondo l'edizione tipica del 1962". Che cosa avviene esattamente in questa chiesa? cercheremo di informarne i nostri lettori.

 

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Paolo Granzotto sulla chiesa della Misericordia a Torino

Soldi ai pub, nessun aiuto alle chiese

 

Anche se non si trova nel mio quartiere ho l'abitudine che ho ereditato dai miei genitori ora scomparsi di partecipare alla santa Messa nella chiesa della Misericordia di via Barbaroux, l'unica in tutta Torino a celebrare il rito in latino. Ogni volta mi sgomento per le condizioni del sacro edificio che ha urgente bisogno di restauri per i quali non ci sono mai i soldi nonostante le collette promosse tra i fedeli. Ma è possibile che una città che dispensa ingenti somme di danaro per manifestazioni di ogni tipo, per concerti in piazza eccetera non trovi i soldi necessari per i lavori alla Misericordia? Basterebbe la metà della cifra investita per rendere più attrezzati i Murazzi e i loro ritrovi più o meno etnici e più confortevole la vita delle decine e decine di spacciatori che li frequentano. Dalle nostre parti si dice "Addio Paese".

                  Sandro Ghigo Torino

 

La chiesa della Misericordia ha tutto per dispiacere all'aeròpago consociativista dell'amministrazione torinese, È, appunto, una chiesa e per di più vi si celebra la Messa col rito antico preconciliare. faccenda che fa venire le convulsioni ai "preti di strada", ai sacerdoti che d'ogni omelia fanno un comizio, a quelli che preferiscono il rock al canto gregoriano, ai tenutari di centri più o meno sociali che poi sono i grandi elettori delle giunte di sinistra e benefattori elettorali di quel po' dì destra che vivacchia in Piemonte strizzando l'occhio ai progressisti. Quell'aeròpago consociativista, insomma, che per lo "slow food" non bada spese e per riparare il tetto d'una chiesa non trova il becco d'un quattrino. E poi, caro Ghigo, oggi va forte Allah, per il quale si edificano moschee una via l'altra e nel nome del quale si persegue la società multietnica e multireligiosa che pare sia la massima ambizione della società civile.

Conoscendo bene Torino e le mattane delle quali i politici torinesi sono capaci, mi sono stupito che si siano fatti soffiare dal sindaco (di sinistra, occorre dirlo?) di Barletta la bischerima idea di costruire una chiesa cristomusulmana. Il primo cittadino, Francesco Salerno (eletto in un listone comprendente, val davvero la pena di riportarlo, Rifondazione Comunista, Rinnovamento Puglia, Socialisti Autonomisti, Democratici di sinistra, Vivi Barletta con Salerno Sindaco, Sdi, Udeur e dulcis in fundo Barletta Democratica Popolare che richiama gioiosamente alla memoria le Repubbliche Democratiche Popolari tipo Germania dell'Est o lo Zambia di Kenneth Kaunda) sta infatti mettendo a punto il progetto esecutivo di un "tempio comune ispirato alla pace e al dialogo" dove "cristiani e islamici possano pregare insieme". Che Mustafà Bengmah, imam di Barletta, si sia dichiarato entusiasta dell'idea non stupisce: l'importante per loro è il metter piede. Ma che seppur con qualche pudibonda riserva si sia espresso favorevolmente anche il vicario episcopale don Giuseppe Paolillo, be' questa non ce la si aspettava. La casa di Dio che diventa un condominio? Un' "aula di preghiera" aperta a chi si rivolge a Cristo e chi alla Mecca? Si era mai vista una roba dei genere, s'era mai udito provenire dallo stesso luogo sacro il rintocco delle campane e la cantilena del muezzin? Oltre tutto il "tempio comune ispirato alla pace e al dialogo" sarà privo "dei segni della tradizione cristiana". Niente crocefisso. In quanto all'altare, sarà rappresentato da una "struttura mobile", su rotelle. E per non offendere i condomini, prima di entrare nell' "aula di preghiera" i cattolici dovranno togliersi le scarpe. Forse anche recitare il Paternoster a pecorone?

Paolo Granzotto

 

da "Il Giornale", 11 giugno 2004

 

 

 

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Inserito il 27 luglio 2004

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