Messe latine antiche nelle Venezie 
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Quando se ne andranno?

Intervista rilasciata da S. E. mons. Piero Marini al quotidiano online Affaritaliani. Finché idee come queste continueranno ad avere influenza, il Santo Padre non può illudersi di risolvere neppure uno dei problemi della Chiesa. Quando se ne andranno - per usare l'espressione di don Putti - "questi maiali che hanno occupato Roma"? (da notare che almeno il maiale ha una sua dignità).

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Rassegna stampa

Monsignor Piero Marini, cerimoniere del Papa, ad Affari: "Ecco chi è Benedetto XVI. I Lefebvriani? Accettino il Concilio"

 

Monsignor Marini, dopo il Concilio la riforma liturgica è costata uno scisma, quello di monsignor Marcel Lefebvre. Lei che ne pensa?

Dopo ogni Concilio c'è sempre stato un periodo di tensione. C'è sempre qualcuno che non è d'accordo o non approva quello che si è fatto. Ora, il fatto è che noi non abbiamo i carabinieri da mandare in giro per obbligare i fedeli ad accettare quello che ha deciso il Concilio Vaticano II (ride).

E quindi?

E quindi dobbiamo prima di tutto capire che la liturgia è segno di unità, e che come diceva papa Paolo VI: "La Chiesa non è quella del passato o del futuro, ma del presente, per cui dobbiamo accettare la Chiesa vivente oggi. Qua non è questione di liberalizzare il messale o altro, è solo questione di accettare la Chiesa di oggi, punto e basta. Per essere chiari, le riassumo la storia del rito Tridentino".

Dica…

Il rito Tridentino o di San Pio V, che poi in realtà è il Missale Romanum aggiornato secondo le ultime disposizioni del 1962 ad opera di Giovanni XXIII, fu lasciato in vigore a certe condizioni per evitare di rendere traumatico il passaggio dal vecchio al nuovo rito per i fedeli più anziani. Poi papa Wojtyla ha permesso che si potesse, in certe chiese, celebrare secondo il rito di San Pio V, tutto qua. Ma andare oltre questo è andare oltre la Chiesa, e questo non si può. Se la liturgia è segno di unità per la Chiesa, non posso creare gruppi di fedeli che il giorno tale all'ora tale pregano in un modo, poi un altro gruppo l'ora dopo prega in un altro. E veniamo ai lefebvriani.

Ecco, veniamo a loro. Che cosa ne pensa?

Che sia chiaro una volta per tutte: devono accettare quanto ha deciso il Concilio Vaticano II, altrimenti non sarà possibile alcuna conciliazione. Ma poi, che cosa vuole questa gente? La maggioranza dei fedeli si è adattata, senza il nuovo rito, che non fu figlio della Curia ma opera di respiro internazionale, le celebrazioni e i viaggi all'estero di papa Wojtyla sarebbero stati impossibili da fare. Allora, perché non si adattano, qual è la differenza? Le voglio raccontare un aneddoto.

Prego…

Qualche anno fa sono venuti a trovarmi, e io li ho ricevuti. Uno di loro ha preso la parola e detto: "Eccellenza, il nuovo rito è un'eresia". "Perché?", ho chiesto: "perché - mi ha risposto questo lefebvriano - nel vecchio rito il celebrante s'inginocchiava, adorava l'Ostia, si rialzava, l'ostendeva ai fedeli e poi s'inginocchiava di nuovo per adorarla'. "Ah - dico io - , e allora?" "E allora questa è un'eresia perché il celebrante, siccome s'inginocchia solo dopo l'ostensione, in realtà chiede il consenso alla comunità prima di procedere alla consacrazione".

E lei allora che ha fatto?

Che ho fatto? Ma come, noi abbiamo semplicemente voluto abolire un doppione, e lui mi viene a parlare di eresia? "Tenga, qui c'è il mio numero di telefono", gli ho detto, "quando avete bisogno mi chiamate".

Senta, nelle sue parole, mentre presentava il libro, ho letto una certa nostalgia per il passato. Come mai?

Sì, a volte provo tanta nostalgia. Perché all'epoca in cui fu varata la riforma liturgica avevo appena 23 anni, perché ho visto gli ultimi tre mesi del Concilio, ma questo fa parte dei miei sentimenti. Semmai, da un punto di vista storico, noi avevamo allora un traguardo lontano, quello della completa riforma della liturgia, che volevamo raggiungere. Noi abbiamo lavorato nell'ottica del rinnovamento e del ritorno alla Chiesa dei Santi Padri, togliendo ogni incrostazione del tempo dalla liturgia Romana. Però l'entusiasmo ha avuto qualche degenerazione…

Di che genere?

Pensi che in Belgio e Olanda, sull'onda dello sperimentalismo, sono nate più di 300 preghiere eucaristiche, poi lentamente si è tornati alla normalità. Solo che io temo questo, il ritorno al neoritualismo, cioè al prete che celebra la Messa pensando: "Bene, ho detto la mia Messa seguendo alla lettera il rito, sono a posto". E questo non va bene, la celebrazione non è solo il rispetto pedissequo delle norme liturgiche, c'è sempre un po' di spazio per il celebrante.

Antonino D'Anna

 

da "Affaritaliani", 20 marzo 2006
affaritaliani

 

 

 

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