Messe latine antiche nelle Venezie
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I difetti dell’odierna predicazione

 

di don Ivo Cisar

 

 

 

Oltre a essere eccessivamente breve, troppo generica e più o meno improvvisata, l’odierna predicazione manca di organicità, di sistematicità e di completezza, si attarda in un vago biblicismo che sfocia in considerazioni e applicazioni lievemente moralizzanti, fortemente psicologizzanti e sloganisticamente sociologizzanti, è carente di istruzione catechistica, insiste unilateralmente sulla bontà, misericordia, amore di Dio senza approfondire tali nozioni e senza inquadrarle nell’insieme della Rivelazione divina e collegarle con tutti i suoi dati; sembra che i predicatori non possiedano una sintesi teologica chiara e precisa, quale si trova specialmente in san Paolo, in particolare nella sua lettera ai Romani: peccato - morte - redenzione - grazia - speranza - salvezza.

 

Ciò diventa palese specialmente nella predicazione ai funerali, in cui i sacerdoti non solo non colgono l’occasione di evangelizzare e catechizzare chi entra in chiesa quasi esclusivamente in tali circostanze, istruendo bene sui novissimi dei quali si parla oggi molto poco, ma quasi si scusano per il fatto della morte, senza collegarlo con il peccato (vedi Rm 5,12.21; 6,23), celebrano quasi per cordoglio verso i superstiti, poco o nulla dicono della necessità del suffragio per le anime del purgatorio (il 2 novembre non è una generica commemorazione dei morti, ma è la commemorazione dei fedeli defunti, cioè il giorno dei suffragi per le anime del purgatorio!), saltano subito a parlare della risurrezione, non dicono nulla sulla verità che la risurrezione è frutto del sacrificio di Cristo che si rinnova sull’altare, "canonizzano" subito il defunto, anche se ateo, non si limitano a parlare delle verità della fede come è loro dovere e nel diritto dei fedeli (cfr. can. 213 CIC); si può accennare con sobrietà alle virtù del defunto per additarlo a esempio, ma senza esaurire tutta la predica in un panegirico. Ci si riunisce per la santa messa e i funerali non solo per "salutare" il defunto e consolare i parenti, ma soprattutto per pregare per lui.

 

Alcune verità trascurate dai predicatori: la misericordia di Dio quale sorgente del dono del Salvatore e suo effetto, in quanto questi ha soddisfatto per i nostri peccati alla giustizia divina; la morte conseguenza del peccato; la remissione dei peccati unicamente in Gesù Cristo, o mediante il battesimo o attraverso la riconciliazione con la Chiesa nel sacramento della penitenza (cfr. LG 11b), donde la necessità per i battezzati della confessione dei peccati; la ferita della natura umana in seguito al peccato, donde la necessità della lotta spirituale (vedi Conc. Tridentino Sess. V, 5, DS 1515), della preghiera, della vigilanza cristiana, dei sacramenti (in particolare del sacramento del matrimonio), della Chiesa con i buoni esempi, dell’aiuto degli angeli custodi (contro le insidie e le tentazioni del demonio); la castità giovanile, coniugale, vedovile; che cos’è la fede e perché credere a Gesù Cristo, oltre che, poi, in Gesù Cristo (vedi specialmente il vangelo secondo san Giovanni); che cos’è la giustizia secondo la sacra Scrittura (essere giustificati e giusti: Rm 3,24; 5,1 ss.; 6,13.18), il santo timore di Dio (tra i doni dello Spirito Santo), l’osservanza dei comandamenti di Dio (Gv 14,21; 15,10; 1Gv 5,3) e la possibilità di osservarli (Mt 11,30; 1Gv 5,3; Conc. Tridentino Sess. VI, 11, DS 1536); la coscienza e la legge (vedi Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, in particolare cap. II); i dieci comandamenti (vedi CCC 2052-2557); i novissimi: morte e giudizio, cielo e inferno; i peccati contro il I comandamento: conformarsi alla mentalità del mondo (Rm 12,2) esponendosi all’influsso dei mezzi di comunicazione, superstizione mediante il ricorso ai "maghi", il trascurare di istruirsi nella fede procurandosi (con pochi soldi) il Catechismo della Chiesa cattolica o quello di san Pio X; l’amore di Dio, affettivo ed effettivo (vedi san Francesco di Sales, Teotimo [Trattato sull’amore di Dio]); la santificazione in mezzo al mondo (LG cap. V; san Francesco di Sales, Filotea [Introduzione alla vita devota]); l’apostolato dei laici (Conc. Vaticano II, Apostolicam actuositatem); l’educazione cristiana dei figli (Conc. Vaticano II, Gravissimum educationis e GS 50); la dottrina sociale della Chiesa (in particolare sulla funzione dello Stato secondo il principio di sussidiarietà); il senso profondo della liturgia (III comandamento divino e la dottrina sulla redenzione e sull’eucaristia); i compiti dei padrini nel battesimo e nella cresima; è peccato grave drogarsi (CCC 2291); l’Unzione degli infermi...

 

Si rifletta sui seguenti testi biblici per riconoscere la necessità del Magistero della Chiesa ed evitare un uso della sacra Scrittura alla maniera del libero esame protestante: Mt 13,10-18; At 8,30-35; 2Pt 1,20-21; Mt 16,19; 18,18; Gv 20,24-25.27-31; 1Ts 2,13 (la predicazione = parola di Dio): non basta la Scrittura, ci vuole il catechismo!

 

Il catechismo presenta un’esposizione ordinata, sintetica, chiara dei dati della fede.

 

"Nell’apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le scritture. Ma non tutti sono in grado di leggere le scritture. Alcuni ne sono impediti da incapacità, altri da occupazioni varie. Ecco perché, a impedire che l’anima riceva danno da questa ignoranza, tutto il dogma della nostra fede viene sintetizzato in poche frasi. ... Cerca di ritenere bene a memoria il simbolo della fede. Esso non è stato fatto secondo capricci umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la scrittura. Essi compongono e formano l’unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il simbolo della fede contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. Perciò, fratelli, conservate con ogni impegno la tradizione che vi viene trasmessa e scrivetene gli insegnamenti nel più profondo del cuore" (san Cirillo di Gerusalemme, Catechesi, V, 12).

 

"Si è scritto giustamente che nella storia della Chiesa tutto il vero rinnovamento è stato collegato a una rilettura dei Padri della Chiesa. Ciò che è vero in generale, è vero per la liturgia in particolare. I Padri erano pastori con uno zelo ardente per il compito di diffondere il Vangelo; e quindi erano profondamente interessati a tutte le dimensioni del culto e ci hanno lasciato alcuni dei più significativi e validi testi della tradizione cristiana che non sono affatto il risultato di un mero estetismo. I Padri erano predicatori ardenti ed è difficile immaginare che possa esserci un effettivo rinnovamento della predicazione cattolica, così come auspicava il Concilio, senza una familiarità sufficiente con la tradizione patristica. Il Concilio promosse un movimento verso una predicazione simile all'omelia che, come i Padri, avrebbe spiegato il testo biblico in modo da offrire ai fedeli ricchezze inesauribili. L'importanza che la predicazione ha assunto nel culto cattolico a partire dal Concilio indica che i sacerdoti e i diaconi dovrebbero essere formati a fare un buon uso della Bibbia. Tuttavia, ciò implica una familiarità con tutta la tradizione patristica, teologica e morale così come una conoscenza profonda delle loro comunità e della società in generale. Altrimenti si darebbe l'impressione di un insegnamento privo di radici e di applicazione universale inerente al messaggio evangelico. La sintesi eccellente della ricchezza dottrinale della Chiesa, contenuta nel Catechismo della Chiesa cattolica, deve essere percepita ancor più come uno strumento di predicazione cattolica" (Giovanni Paolo II, Una riflessione sul rinnovamento liturgico ai vescovi statunitensi in visita ad limina, 9 ottobre 1998).

 

Nella stessa Scrittura si trovano formule sintetiche della fede: Rm 10,9; Eb 6,1-2; 11,6. Il vangelo secondo san Matteo è una specie di primo catechismo della Chiesa (vedi Mt 7,28; 11,1; 13,53; 19,1; 22,1; 26,1). Le lettere apostoliche sono una specie di "omelie".

 

Si noti che Gesù insegnava "con autorità", sicut potestatem (exousia) habens (Mt 7,29; Mc 1,22.27; Lc 5,32) e il predicatore, suo strumento, deve annunciare Cristo Verità (Gv 14,6; 18,37) senza tentennamenti, esitazioni, perplessità, ma come certezze divine, non come "opinioni" o "proposte" dubbiose (vedi Mt 28,18-20; 2Tm 4,1-4), "squadrando in maniera dritta la parola della verità" (2Tm 2,15), alla quale occorre prestare fede, perché rivelazione divina (verbum Dei: Lc 5,1). La fede nasce dall’ascolto della predicazione; agli inviati di Dio è dovuta oboedientia fidei (vedi Rm 10,14-16; 1,5; 16,26).

 

"Avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete". (1Ts 2,13; cfr. LG 12a). Il che richiede nei predicatori la fedeltà alla Rivelazione divina: 1Cor 4,1-2; la "custodia del deposito" (1 Tm 6,20) e la sua fedele trasmissione (1Cor 11,23; 15,1-3; 2Ts 2,15).

 

 

 

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Inserito il 25 febbraio 2002

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