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VERONA, LA CHIESA AI LUTERANI

San Pietro Martire, via la reliquia?

È davvero molto interessante la preoccupazione di Giuseppe Brugnoli, sull'Arena del 16 gennaio, a proposito della reliquia di san Pietro Martire, "un pezzetto del cranio spezzato dai catari", che si trova ancora nell'altare di quella chiesa cattolica dedicata al Santo, che viene ora ceduta ai luterani, storicamente eredi dei catari, checché se ne dica.

Brugnoli è molto bene informato, le sue considerazioni fanno certamente pensare alla eventualità che la Curia veronense, prima di consegnare la chiesa ai "fratelli separati", "restaurata" a spese dei contribuenti veneti, non provveda anche a eliminare la reliquia. Il pensiero ha un fondamento oggettivo nel dato che lo stesso Brugnoli esprime icasticamente: "Si sa che i luterani non credono nelle reliquie, e che allo scoppiare della riforma in Germania quintali di reliquie vere o false furono gettate nelle immondizie". Il cranio del Martire è e sarà allora un problema, un grosso problema dentro l'altare destinato al Gottesdienst di chi non amava e mai potrebbe amare Pietro da Verona.

La soluzione più rapida non è l'eliminazione, prima che qualcuno se ne accorga? Ma se il Vescovo di Verona toglie la reliquia di san Pietro, per far piacere ai luterani, come si è tolto la croce per far piacere agli ebrei (cfr. L'Arena, 16 gennaio 2005), come potrà nascondere lo scandalo e la vergogna davanti alla storia?

Ecco la nota sull'Arena:

 

"EL CANTON DEL BEPI"

Nella chiesa prestata ai luterani 
c'è spazio anche per la reliquia

 

Gli antichi greci, che credevano nel Fato, la chiamavano nemesi storica, e faceva una bella coppia, nelle opere dei grandi drammaturghi di allora, con la catarsi tragica. Poi venne il Cristianesimo, e insegnò che la divina Provvidenza regge tutto, per cui, come si traduce popolarmente, "non si muove foglia che Dio non voglia". Dev'essere quindi per uno degli imperscrutabili disegni della Provvidenza se la chiesetta dedicata a San Pietro Martire in via Sant'Alessio, da tempo in disuso e chiusa, verrà consegnata alla comunità luterana di Verona perché vi uffici le sue funzioni domenicali. In clima di ecumenismo, è stato sottolineato, è un bel gesto, che la comunità di cristiani cattolici di Verona corrisponda alle necessità di un altro gruppo di cristiani, ancorché riformati e quindi a suo tempo staccatisi dalla comunione, sprovvista di un tempio.

Ma, con tante chiese e chiesette non officiate e da tempo chiuse sparse sul territorio veronese e nella stessa città, assume un poco anche l'aspetto della nemesi storica il fatto che proprio la chiesetta di San Pietro Martire, ricavata nell'edificio che fu la casa del santo, quando nel 1600 frate Domenico da Cavriana, converso a Sant'Anastasia, la riscattò perché era abitata, come annota il Biancolini, "da femmine di malvagio affare", sia stata affidata ai seguaci di Lutero, che la Chiesa cattolica considera ancora eretici, quando il santo da cui prende il nome e che vi abitò prima di prendere i voti fu ucciso con un colpo in testa da altri eretici, come mostra ancora il teschio squarciato del povero santo nella basilica di Sant'Eustorgio di Milano. E se non è una nemesi storica, che presume un qualche tipo di vendetta, e quindi mal si attaglia a questo evento, è una sorta di restituzione, quasi un riconoscimento postumo e in qualche modo segreto a quei poveri Albigesi che credevano nella povertà evangelica, ai quali il Pietro da Verona, da inquisitore, resa la vita, almeno in terra, piuttosto difficile.

Certo, con un'Olanda in cui note chiese, per la scarsità di preti e di fedeli, sono state trasformate in supermercati e magazzini, e con gli Stati Uniti in cui le chiese cattoliche vengono vendute all'asta per risarcire i danni compiuti dai preti pedofili, si può dire una grazia di Dio che dalle nostre parti siano adibite invece soltanto ai culti di altre confessioni pur sempre cristiane, che è comunque un modo migliore che trasformarle in pinacoteche con ingresso a pagamento. Del resto, c'è a Verona un illustre precedente, quando i Valdesi acquistarono nella seconda metà dell'Ottocento proprio in via Duomo, a due passi dalla cattedrale, l'antica chiesa di Santa Maria Consolatrice, che era la sorella di Sant'Annone Vescovo di Verona, il cui sarcofago fu trasportato in duomo prima che la chiesa fosse confiscata nel periodo napoleonico. Meglio, quindi, che sia graziosamente prestata ai luterani per le loro funzioni, la chiesetta d San Pietro Martire, che attendere che venga demanializzata in uno degli immancabili ricorsi storici.

Ma, sempre per la nemesi storica, sarebbe bello e istruttivo che la reliquia del santo Martire, un pezzetto del cranio spezzato dai catari, che ci dicono sia ancora "in sede", fosse lasciata nella mensa dell'altare. Si sa che i luterani non credono nelle reliquie, e che allo scoppiare della riforma in Germania quintali di reliquie vere o false furono gettate nelle immondizie. Non gli dovrebbe dare nessun fastidio, questo pezzetto d'osso nascosto nell'altare, testimonianza di un martirio di altri tempi. A meno che, anche qui, non valga l'odierna pregiudiziale anticattolica, per la quale tutti possono essere considerati martiri, tranne i cattolici.

Giuseppe Brugnoli

 

da "L'Arena", 27 gennaio 2005

 

 

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Inserito il 2 febbraio 2005

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