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Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico > Proprio dei Santi > Sant'Edoardo, re e confessore

 

 

 

L'anno liturgico

di dom Prosper Guéranger

 

SANT' EDOARDO

 

San Remigio

Santi Angeli Custodi

Santa Teresina

San Francesco

San Placido

San Brunone

Rosario

San Marco, Marcello, Apuleio, Sergio e Bacco

Santa Brigida

San Giovanni Leonardi

San Dionigi

San Francesco Borgia

Maternità della B. V.

Sant'Edoardo

San Callisto

Santa Teresa

Santa Edvige

Santa Margherita Maria

San Luca

San Pietro d'Alcantara

San Giovanni da Kenty

Sant'Ilarione

Sant'Orsola

San Raffaele

Cristo Re

Santi Crisante e Daria

Sant'Evaristo

Santi Simone e Giuda

 

 

LINK  UTILI

L'eresia antiliturgica

Spiegazione della santa messa

Dom Guéranger (Abbaye Saint Benoît de Port-Valais)

Abbaye de Solesmes

 

Missale Romanum

 

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13  OTTOBRE

SANT' EDOARDO, RE  E  CONFESSORE

 

 

I santi Re.

Nel corso dell'anno abbiamo già avuto occasione di celebrare la festa di re santi. La Chiesa ci invita ad onorare i re e in genere tutti coloro che esercitano l'autorità, perché l'autorità viene da Dio; li circonda di onori e prega perché ricevano le grazie necessarie al loro arduo compito; ci raccomanda ancora di più di pregare per loro, perché conosce i pericoli che li minacciano e la responsabilità che hanno di usare l'autorità solo nei limiti e nella misura in cui di essa Dio li ha costituiti depositari.

Molti purtroppo non sanno resistere alle vanità che li circondano e si lasciano adescare dalle attrattive fallaci dei piaceri e degli onori e per questo si sarebbe indotti a credere che in una posizione così alta e pericolosa la santità eroica sia impossibile. Proponendo al nostro culto parecchi re, la Chiesa ci dimostra che non è vero. Sono abbastanza numerosi coloro che vissero sul trono e che, nell'e-

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sercizio della loro funzione sovrana, praticarono le virtù eroiche e meritarono gli onori supremi della beatificazione e della canonizzazione.

 

La devozione per tutti.

"Quasi tutti coloro che parlarono della devozione, dice san Francesco di Sales, quasi tutti ebbero l'intento di istruire persone molto lontane dal tumulto del mondo. La mia intenzione è di istruire quelli, che vivono nelle città, nei governi, nella Corte e che, per la loro condizione, sono costretti a vivere una vita comune e sovente, con il pretesto di una asserita impossibilità, non vogliono neppure pensare a vivere una vita divota … Io insegno loro che un'anima vigorosa può vivere nel mondo senza spirito mondano, trovare sorgenti di una dolce pietà in mezzo alle onde amare del secolo e passare tra le fiamme delle cupidigie terrene, senza bruciare le ali dei sacri desideri della vita devota” (Introduzione alla vita devota. Prefazione).

Poco oltre egli aggiunge: "Dio comandò nella creazione alle piante di dare frutti ciascuna secondo il suo genere e così comanda ai cristiani, che sono le piante viventi della Chiesa, che producano frutti di devozione, ciascuno secondo la propria qualità e vocazione. La divozione deve essere esercitata in modo diverso dal gentiluomo, dall'artigiano, dal valletto di corte, dal principe, dalla vedova, dalla figlia di famiglia, dalla donna sposata e le pratiche di devozione devono essere adatte alle forze, alle occupazioni, ai doveri di ciascuno … La devozione, quando è vera, non guasta mai nulla, anzi perfeziona tutto e quando si rende contraria alla legittima vocazione di qualcuno, è senza dubbio, per questo solo, falsa. È errore ed eresia voler bandire la vita devota dagli eserciti, dalle botteghe degli artigiani, dalla corte dei principi e dalla casa delle persone sposate. È vero che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa, non può essere esercitata in tali condizioni di vita, ma la divozione non è tutta in queste tre forme e vi sono forme di devozione adatte a perfezionare chi vive nello stato secolare. Abramo, Isacco, Giacobbe … ne fanno fede per 1'Antico Testamento e, per quanto riguarda il Nuovo Testamento, Giuseppe, Lydia, Crispino furono perfettamente devoti nella loro bottega … Cornelio, Sebastiano, Maurizio in mezzo alle armi e Costantino, Elena, Luigi, Edoardo sul trono … Ovunque noi siamo, possiamo e dobbiamo aspirare ad una vita perfetta … " (Introduzione alla vita devota. C. 3).

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Gloria di sant'Edoardo.

La storia per parte sua ci insegna che la santità non nuoce all'adempimento dei doveri del proprio stato. Non sarebbe santo chi trascurasse il suo dovere per dedicarsi ad una devozione, che il Signore non gli chiede.

Nipote di un martire dello stesso suo nome, Edoardo ebbe, davanti a Dio e davanti agli uomini, il bel titolo di Confessore. La Chiesa, nel racconto della sua vita, mette prima di tutto in evidenza le virtù che gli meritarono un titolo tanto glorioso, ma non bisogna dimenticare di riconoscere il suo regno di ventiquattro anni come uno dei più felici che l'Inghilterra abbia avuto. I Danesi, da lungo tempo padroni, furono sottomessi per sempre all'interno e, all'esterno, contenuti dall'atteggiamento deciso del re. Macbeth, usurpatore del trono di Scozia, fu vinto in una campagna che Shakespeare ha reso immortale. Le leggi di Edoardo sono rimaste fino ai nostri tempi una delle basi del diritto britannico e la sua munificicnza per tutte le imprese nobili, mentre si adoperava per trovare il modo di ridurre i gravami del popolo, mostrano a sufficienza che il soavissimo profumo delle virtù, che fecero di lui l'intimo di Giovanni l'apostolo prediletto, non ha niente di incompatibile con la grandezza dei re.

VITA. Edoardo, detto il Confessore, era nipote di Sant'Edoardo, re e martire e fu l'ultimo re degli Anglo Sassoni. Un nobile personaggio di nome Britualdo conobbe in un'estasi che Edoardo sarebbe diventato re, ma i Danesi, che devastavano l'Inghilterra, lo cercavano per farlo morire e all'età di dicci anni, dovette andare esule alla corte del re di Normandia, suo zio. Alla corte era di edificazione per tutti, per l'integrità della vita e l'innocenza dei costumi, pur trovandosi in mezzo agli allettamenti delle passioni. Brillava in lui una pietà eccezionale, che lo portava a Dio e alle cose divine. Carattere mansueto, senza ambizione di potere, si racconta che abbia detto: preferisco non regnare che proteggere il mio regno con violenza e con il sangue.

Essendo morti i tiranni, che avevano uccisi i suoi fratelli, fu richiamato in patria e incoronato fra le acclamazioni e il giubilo di tutti. Rivolse allora tutte le sue cure a cancellare le tracce del furore dei nemici, cominciando dalla religione e dalle chiese. Ne riparò, ne costruì delle nuove, le dotò di rendite e di privilegi, perché sua prima cura era di veder rifiorire il culto di Dio, che molto aveva sofferto. Tutti gli autori affermano che, costretto al matrimonio dai feudatari della corte, custodì con la sua sposa la verginità. Tanto era l'amore che nutriva per Cristo e così viva la fede che meritò di vederlo sorridente e splendente di divino fulgore nel santo Sacrificio. Era chiamato padre degli orfani e degli sventurati, perché era così grande la sua carità che mai lo si vedeva felice come quando aveva esaurito il tesoro reale nel soccorrere i poveri.

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Ebbe il dono della profezia e ricevette lumi particolari dall'alto riguardo all'avvenire del suo paese. Un fatto tra gli altri è notevole: conobbe soprannaturalmente, nell'istante in cui avvenne, la morte di Svenone, re di Danimarca, avvenuta tra i flutti, mentre si imbarcava per invadere l'Inghilterra. Fervente devoto di San Giovanni Evangelista, nulla ricusava che gli fosse richiesto in suo nome e un giorno il santo stesso, in figura di mendico cencioso, gli chiese l'elemosina, ma il re, non avendo denaro, sfilò l'anello dal dito e glielo diede. Poco dopo il santo restituì l'anello annunciando al re che la morte era vicina. Prescritte delle preghiere secondo la sua intenzione, il re morì piissimamente nel giorno preannunziato dal santo Evangelista, cioè ricorrendo il 5 gennaio dell'anno di grazia 1066. Gloria di miracoli ne circondò presto la tomba e Alessandro III nel secolo seguente lo elencò tra i Santi. La sua festa è stata fissata a questo giorno da Innocenzo XI, a ricordo della traslazione del suo corpo, che avvenne trentasei anni dopo. Il corpo, trovato incorrotto, spandeva soave profumo.

 

Tu rappresenti il popolo in cui Gregorio il Grande vide l'emulo degli Angeli, tanti sono i re santi, le vergini illustri, i grandi vescovi, i monaci celebri che fecero la sua gloria e sono oggi la tua corte. Mentre tu e i tuoi regnate per sempre nel ciclo, giudicando le nazioni e dominando i popoli (Sap. 3, 8), le dinastie dei tuoi successori di quaggiù, invidiando la Chiesa, favorendo lo scisma e l'eresia, si sono spenti, l'uno dopo l'altro, resi sterili dalla collera di Dio, in una vana fama della quale il libro della vita non conserva traccia. Come sono migliori e più durevoli, o Edoardo, i frutti della tua santa verginità! Insegnaci a vedere nel mondo presente la preparazione dell'altro, che non finisce, a stimare gli avvenimenti umani solo in ragione dei loro risultati eterni. Con gli occhi dell'anima, il nostro culto ti cerca e ti trova nella tua reale abbazia di Westminster. Benedici, mentre ci prostriamo alla tua tomba, dalla quale l'eresia cerca invano di allontanare la preghiera, offri a Dio le suppliche che salgono da tutti i luoghi della terra per le pecore erranti, che la voce del pastore insistentemente richiama oggi all'unico ovile (Gv. 10, 16).

 

da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1176-1179.

 
                                                                  

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