Messe latine antiche nelle Venezie
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LA MESSA TRIDENTINA IN ITALIA OGGI

di Fabio Marino [1]

 

"Noto quanto i giovani preti amino celebrare secondo il rito tridentino. Bisogna precisare che questo rito, quello del messale di san Pio V, non è 'fuori legge'. Bisogna incoraggiarlo di più? È il papa che deciderà". Questo ha dichiarato, tra l'altro, in una intervista al quotidiano La Croix del 25 giugno 2006, mons. Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, segretario della Congregazione per il Culto Divino [2].

 

Messe col permesso dei vescovi
Ai fini di una valutazione del problema della messa latina antica secondo il messale di san Pio V o tridentina, e dei suoi odierni sviluppi, è opportuno innanzi tutto considerare la situazione delle messe celebrate in Italia. Ci riferiamo, in particolare, alle messe con il permesso dei vescovi in base al c. d. Indulto del 1984 [3] e a quelle delle congregazioni erette in base all'Ecclesia Dei o assimilate.

In Friuli-Venezia Giulia, (1) a Gorizia messa nella chiesa dell'Immacolata in Via Garibaldi ogni sabato e vigilia di festa alle 17 (sospesa in luglio e agosto); (2) a Pordenone nella chiesa della Ss. Trinità, vulgo La Santissima, in via San Giuliano ogni domenica e festa di precetto alle 18: da aprile 2006 la messa è finalmente passata a tutte le domeniche, come da sempre richiesto dai fedeli, la celebrano mons. Ferruccio Sutto e don Vittorino Zanette; (3) a Udine nella chiesa di S. Elisabetta, vulgo S. Spirito, in via Crispi la seconda e quarta domenica del mese alle 11 (sospesa in luglio e agosto); (4) a Trieste nella chiesa parrocchiale e cappella civica della B. V. del Rosario in piazza Vecchia sabato e ogni primo venerdì del mese alle 19.

In Veneto, messa (5) a Padova nella chiesa di S. Canziano, vulgo S. Rita, in via S. Canziano (presso piazza delle Erbe) domenica alle 11 (sospesa in luglio e agosto); (6) a Treviso nella chiesa di S. Liberale a Porta Altinia, vulgo Oblati, in viale F.lli Bandiera 43 ogni primo sabato del mese alle 18:30; (7) a Venezia nella chiesa dei SS. Simeone e Giuda, vulgo S. Simon Picolo, alla fondamenta omonima, di fronte alla stazione ferroviaria S. Lucia, domenica alle 11, vespri alle 15, dal lunedì al sabato messa alle 18: a partire da gennaio 2006 la messa è celebrata tutti i giorni da padre Konrad zu Loewenstein della Fraternità San Pietro; (8) a Verona nella rettoria di S. Toscana in piazzetta XVI Ottobre, detta di S. Toscana (presso Porta Vescovo), domenica alle 11, il primo venerdì e il primo sabato alle 9:30; (9) a Vittorio Veneto nella chiesa della Madonna della Neve, vulgo Suore Giuseppine, in via C. Cenedese, angolo Via del Fante, il sabato precedente l'ultima domenica del mese alle 18.

In Lombardia, (10) a Mantova messa nella chiesa della Madonna del Terremoto in piazza Canossa sabato alle 18; (11) a Milano nella chiesa di S. Rocco al Gentilino in piazza Tito Lucrezio Caro domenica alle 10 (sospesa ad agosto): questa messa, concessa vent'anni fa dal card. Carlo Maria Martini, è in rito ambrosiano tradizionale, anch'esso non solo tradotto ma anche ammodernato dopo la riforma liturgica - non si tratta, a rigore, di applicazione dell'indulto del 1984 perché esso riguarda solo il rito romano.

In Piemonte, (12) a Torino messa nella chiesa della Misericordia in via Barbaroux 41 domenica alle 11 (sospesa ad agosto).

In Liguria, (13) a Genova messa nella parrocchiale dei SS. Vittore e Carlo, vulgo S. Carlo, in via Balbi 7 ogni domenica e festa di precetto alle 11: la celebrazione è stata trasferita in questa chiesa, molto centrale e frequentata, per decreto del card. Tarcisio Bertone appena prima di lasciare la sede genovese per assumere le funzioni di segretario di Stato del Santo Padre. Della celebrazione è incaricato don Gianni Baget Bozzo [4].

In Emilia-Romagna, (14) a Parma messa nell'Oratorio di S. Maria delle Grazie in via dei Farnese, ogni seconda domenica del mese alle 17:15; (15) a Rimini nella chiesa dell'Istituto Maestre Pie dell'Addolorata in via F.lli Bandiera 34 domenica alle 9:30 e nella Cappella "del Giardino" in via Vasari, Covignano di Rimini, ogni 13 del mese alle 10 salvo che cada di domenica, da maggio a ottobre ogni 13 del mese alle 21:30.

In Toscana, (16) a Firenze messa nella chiesa di S. Francesco Poverino in piazza Ss. Annunziata 2 domenica alle 10:30; (17) a Gricigliano (Firenze) nella chiesa dell'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, Villa Martelli, in via di Gricigliano 52, Le Sieci, Fi domenica alle 10:45, feriali alle 11:30; (18) a Piombino nella chiesa della Misericordia in piazza Manzoni, Cittadella domenica alle 18; (19) a Poggibonsi (Siena) nella chiesa della Magione dell'Ordine Militia Templi, al Castello della Magione domenica alle 9:30.

Nel Lazio, (20) a Roma messa nella chiesa di Gesù e Maria al Corso in via del Corso 45 domenica alle 10 (questa funzione è officiata da sacerdoti dell'Istituto di Cristo Re); (21) a Roma nella chiesa di S. Giuseppe a Capo le Case alla via omonima domenica alle 10:15, la messa è celebrata da mons. Ignacio Barreiro; (22) a Roma nella chiesa di S. Gregorio dei Muratori in via Leccosa 75 - officiata dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro - domenica alle 9, alle 10:30 (messa solenne), alle 18:30, vespri alle 17:45, dal lunedì al sabato messe alle 7 e alle 18:30 [5].

Negli Abruzzi, (23) a L'Aquila messa nella chiesa di S. Maria della Misericordia in piazzetta della Misericordia di solito ogni prima domenica del mese alle 18 (sospesa in agosto).

In Campania, (24) a Napoli nella chiesa di S. Ferdinando di Palazzo in piazza Trieste e Trento la messa ogni sabato e il primo venerdì alle 18: dal 21 aprile 2007 la messa è diventata settimanale, con il consenso dell'arcivescovo card. Crescenzio Sepe [6] [7].

 

Celebrazioni una tantum.
Vi sono celebrazioni concesse per una sola volta, sia in luoghi in cui c'è già una messa periodica, sia dove questa non vi è ancora. Di particolare rilievo la messa celebrata nel Santuario della Madonna di Pompei il 29 ottobre 2005 [8], e quella del 23 aprile 2006 alla basilica della Santa Casa di Loreto, organizzata da Una Voce-Macerata Sezione del Piceno [9]. Molto importanti le messe in onore del beato Ildefonso Schuster celebrate ogni anno in rito ambrosiano antico nel duomo di Milano: dopo l'arrivo, però, dell'arcivescovo card. Dionigi Tettamanzi esse non sono più state nel duomo.

Una situazione particolare si registra a Bologna: negli anni ottanta l'allora arcivescovo card. Giacomo Biffi, a fronte dell'esigenza di numerosi cristiani della messa tridentina tutte le domeniche, la concedeva beffardamente il sabato mattina, non nella basilica dei Servi - dove la maggior parte degli interessati la chiedevano - ma a S. Domenico. Nel 1996 la messa veniva soppressa, nonostante la reiterata richiesta del mantenimento, e anzi dell'estensione a tutti i giorni festivi, da parte dell'associazione Una Voce [10]. Nel 2005 l'arcivescovo card. Carlo Caffarra ha autorizzato una messa di ringraziamento per l'elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, organizzata da Una Voce-Bologna Sezione Ida Samuel al Santuario della Madonna di San Luca: la funzione ha avuto luogo sabato 4 giugno 2005 ed è stata celebrata da don Vittorio M. Mazzucchelli dell'Istituto di Cristo Re con grande partecipazione di fedeli. In seguito, la Curia bolognese ha consentito che si potesse ripetere la messa anche i successivi primi sabati, quindi dal 2 luglio 2005 la messa è stata detta ogni primo sabato del mese in varie chiese, e a partire dal 3 settembre al Santuario della Madonna del Baraccano, piazza omonima, alle 16:30. Certamente non si è ancora arrivati alla messa tridentina tutte le domeniche, alla quale puntano la maggior parte dei fedeli interessati. L'atteggiamento di chiusura della Curia non è ancora del tutto venuto meno, se si considera l'infelice dichiarazione del provicario generale mons. Gabriele Cavina al "Resto del Carlino" del 4 settembre 2005, non smentita: "La chiesa bolognese dà la possibilità di celebrare il rito tridentino nei giorni feriali, in chiese che non siano parrocchiali". Non occorre insistere nell'osservare che l'esclusione dei giorni festivi non si trova in nessuna norma canonica, e il Papa e molti vescovi non vi hanno mai pensato nell'applicazione dell'indulto nelle loro diocesi.

 

Messe tridentine in parrocchia
A queste messe sono da aggiungere quelle celebrate da parroci nella loro chiesa, senza la richiesta dei fedeli al vescovo. Da menzionare il caso di don Louis Demornex a Sessa Aurunca (Caserta), che celebra nella chiesa di S. Lorenzo a Corigliano domenica alle 11 e alle 18 nei giorni feriali; nella chiesa di S. Antonino Martire ad Aulpi domenica alle 9, feriali alle 7.

Inoltre don Josef von Zieglauer, parroco di Spinga (Bolzano), nella sua parrocchia ha sempre celebrato la messa antica. Dal settembre 2005 ha cessato di essere parroco per raggiunti limiti di età, ma continua a risiedere a Spinga ove celebra la sua messa nella cappella del S. Sepolcro al Cimitero ogni domenica alle 6:30, e non più nella parrocchiale. Ciò è stato determinato dall'alterazione della chiesa di Spinga cui ha immediatamente provveduto il successore, don Hugo Senoner, con la rimozione della balaustra (che ci risulta essere stata alienata) e l'erezione di un tavolo per la celebrazione verso il popolo, che rende impraticabile l'altare. Si tratta di un intervento non necessario, evidentemente in odio alla messa antica, forse derivante da desideri di ritorsione per lunghi anni repressi.

 

Le altre messe
Ricordiamo, poi, che messe periodiche secondo l'antico rito sono celebrate in varie regioni d'Italia da sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da mons. Lefebvre, in un totale di 25 centri di messa [11]. Uno è ad Agrigento, in Sicilia ove non esiste alcuna messa con il permesso dei vescovi, perché tutte le richieste vi sono sempre state rifiutate. Altre messe della Fraternità in luoghi ove vi è stato un rifiuto del vescovo sono Bologna, Ferrara, Bergamo e ora anche Bressanone (vedi sotto sul rifiuto del vescovo di Bolzano-Bressanone).

Da menzionare anche le messe dell'Istituto Mater Boni Consilii [12]: questi sacerdoti professano la c.d. tesi di Cassiciacum e considerano vacante la Sede Apostolica.

 

Rifiuti dei vescovi
In realtà, più che di concessioni, la storia della messa di san Pio V in Italia dopo il 1984 è costellata di una serie di immotivati rifiuti da parte dei vescovi, in contrasto con quanto stabilito da Giovanni Paolo II [13]. Negli ultimi anni la situazione non sembra più di tanto migliorata. A Bergamo nel 1999 una petizione di oltre cento fedeli è respinta dal vicario generale mons. Lino Belotti: il quotidiano "L'Eco di Bergamo" del 27 febbraio 2001 pubblica la lettera di un lettore sull'argomento con la seguente risposta del responsabile dell'Ufficio liturgico mons. Maurizio Gervasoni: "La richiesta di indulto, avanzata dal prof. Aldo Simone, per la celebrazione della Messa secondo il Rito Romano Antico, detto di Pio V, è stata avanzata al Vescovo nel dicembre 1999 e ha ottenuto risposta negativa dal Vicario Generale nel giugno del 2000. La lettera al quotidiano L'Eco di Bergamo non autorizza l'Ordinario della Diocesi a pubblicare le ragioni del diniego" [14]. Come dire, i motivi non ce li dovete neanche chiedere.

Nel 2002 un gruppo di cristiani di Luras (Sassari) ha presentato una petizione per ottenere la messa tridentina come previsto dalla Lettera Quattuor abhinc annos, il vescovo di Tempio-Ampurias mons. Paolo Atzei OFMConv. rispondeva il 1° novembre 2002 affermando testualmente: "mai permetterò che altri in diocesi celebrino secondo quel messale" [15], una esclusione assoluta di principio, indipendente dall'adempimento di qualsivoglia requisito, estesa a tutto il territorio e priva di giustificazione alcuna, come se la volontà del Papa non esistesse. Mons. Atzei è stato successivamente promosso alla sede arcivescovile di Sassari. Con il nuovo vescovo di Tempio, mons. Sebastiano Sanguinetti, va riconosciuto che la situazione è mutata e il rifiuto è venuto meno. Infatti mons. Sanguinetti ha espressamente concesso ai fedeli richiedenti di celebrare la messa antica senza limitazioni, anche ogni giorno, nella chiesa di S. Pietro a Luras, con l'unica avvertenza di non farlo negli stessi orari nei quali si celebra nella chiesa parrocchiale. Ma non essendoci sul posto sacerdoti disponibili per celebrare con l'antico rito, di fatto la messa ancora non c'è, se non quando qualche sacerdote di fuori si reca a Luras, il che avviene di tanto in tanto per periodi più o meno lunghi.

Analoga a quella di mons. Atzei la posizione dell'arcivescovo di Pisa, nonché all'epoca presidente della Conferenza Episcopale Toscana, mons. Alessandro Plotti, espressa il 26 ottobre 2002 a chi gli chiedeva la messa: "desidero subito comunicarVi la mia assoluta e irrevocabile indisponibilità a concedere tale indulto" [16]. Il presule si accodava in tal modo all'altrettanto apodittico rifiuto del suo predecessore mons. Benvenuto Matteucci nel 1985, il quale dichiarava che l'indulto "non ho intenzione di concederlo al presente né vedo in futuro di poter mutare la mia volontà" [17].

L'associazione napoletana "Largo di Palazzo" aveva chiesto al vescovo di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, il permesso di far celebrare una messa antica il 6 luglio 2003 alla Fortezza di Fenestrelle in occasione della commemorazione dei soldati napoletani ivi deportati per non avere voluto giurare fedeltà a Vittorio Emanuele II: il vescovo ha opposto un assoluto rifiuto [18].

Il 2 settembre 2003 il vescovo di Pistoia mons. Simone Scatizzi rispondeva a chi gli chiedeva i motivi del suo diniego a petizioni dell'antica messa in sostanza accusando chi desidera questa messa di "farne un motivo di cultura o di compiacenze più o meno 'letterarie'" [19]: non si sa se spiacersi di più del pregiudizio e del processo alle intenzioni, oppure della concezione negativa che il prelato sembra nutrire della "cultura". Non si conosce, ora, l'atteggiamento del successore, mons. Mansueto Bianchi, avendo mons. Scatizzi lasciato la diocesi.

Una petizione di 673 firme è stata presentata all'inizio del 2005 per la messa antica nei giorni festivi all'arcivescovo-vescovo di Vicenza, mons. Cesare Nosiglia, il quale rispondeva negativamente in data 1° marzo 2005, affermando: "non ritengo opportuno aderire alla richiesta. Motivi gravi sotto il profilo pastorale ed ecclesiale mi portano a questa conclusione" [20]. Quali saranno questi motivi gravi? se davvero ci fossero, perché non dirli?

Nella diocesi di Bolzano-Bressanone nel 2004 un gruppo di fedeli aveva chiesto la messa tridentina domenicale a Bolzano mediante il locale delegato dell'associazione Una Voce: con lettera 18 ottobre 2004 Prot. 880/04 [21] il vicario generale mons. Josef Matzneller comunicava il rifiuto del permesso da parte del vescovo mons. Wilhelm Egger "perché finora non ci risulta l'esistenza di un certo numero di persone che chiedono questa concessione". Nel giugno 2005 i fedeli chiedevano udienza al vescovo per potersi presentare e rendere note le loro intenzioni. Mons. Egger rispondeva il 21 giugno confermando il precedente rifiuto e affermando "non essere necessario un ulteriore incontro" [22]. Il vescovo rifiutava quindi di ricevere i fedeli, egli evidentemente sa già tutto e non ha bisogno di essere informato: forse il gruppo dei richiedenti non esiste perché non deve esistere? Il 31 maggio 2006, veniva aperta con una messa solenne la nuova cappella della Fraternità San Pio X, Distretto Austria a Bressanone, in via Durst 44 (angolo via Vittorio Veneto): la messa vi è celebrata la prima, terza e quinta domenica del mese alle 16 [23]. Mons. Egger, Pastore che rifiuti di accogliere e ascoltare il Tuo gregge, se non ci fossero interessati alla messa tridentina, certo difficilmente questo sarebbe successo.

 

Limitazioni e mancate attuazioni
Anche in diocesi ove è stato dato il permesso avviene sovente che la messa sia limitata solo ad alcune volte al mese - come appare dai dati sopra riportati -, mentre i fedeli legati al rito antico desiderano frequentare la messa almeno tutti i giorni in cui vige l'obbligo del precetto festivo. Spesso la concessione è fatta non per la domenica o la festa, ma per il pomeriggio del sabato o della vigilia: ora, se la messa vespertina del sabato soddisfa comunque il precetto, come prevede il Can. 1248 § 1 del Codice di Diritto Canonico [24], è invece assai dubbio che nel rito antico si possa celebrare il sabato pomeriggio la messa della domenica, come, invece, si fa abitualmente ove il vescovo l'ha data appunto il sabato. I vescovi non hanno il potere di modificare le rubriche del messale. Comunque, anche se il permesso di farlo ci fosse, la messa è chiesta la domenica, la domenica è il giorno del Signore, quindi i cristiani hanno diritto di averla la domenica. Spesso le messe sono celebrate in chiese inadatte al rito antico, in particolare con l'altare-tavolo eretto davanti all'altare - situazione assurda che continua a perpetuarsi ed è un abuso anche per la liturgia nuova - che non si può o non si vuole rimuovere almeno per il tempo della celebrazione. Questa situazione impropria, che impedisce il corretto svolgimento della liturgia, si verifica a Udine, Trieste, Padova, Vittorio Veneto. Inoltre, talora vengono incaricati delle celebrazioni sacerdoti che non ne garantiscono il corretto svolgimento.

A Treviso la messa veniva data, a coloro che l'avevano chiesta ogni domenica, il primo sabato del mese salvo "impedimento liturgico" dal vescovo mons. Paolo Magnani nel 1999 [25]. Più volte i richiedenti ne sollecitavano l'ampliamento. A una ennesima iniziativa in tal senso di Una Voce delle Venezie, nel 2003, il quotidiano "La Tribuna di Treviso" del 13 maggio 2003 riportava la seguente dichiarazione - mai smentita - di mons. Severo Dalle Fratte, cancelliere vescovile e incaricato della celebrazione, con cui, secondo il quotidiano, questi "si limita a citare i documenti": "C'è un indulto papale che permette la celebrazione una volta al mese". Ma se qualcuno legge i documenti, troverà che nell'indulto non vi è traccia di quanto si pretende, il Papa non ha limitato la messa a una al mese, ma al contrario i documenti parlano di "ampia e generosa applicazione delle direttive della Santa Sede" [26]. Certe "citazioni" e certe "regole" talora non sono reperibili che nella testa di mons. Dalle Fratte, o di mons. Cavina di Bologna con la sua analoga affermazione più sopra riportata. Dietro questo atteggiamento si intravede un'avversione che non sapremmo definire altrimenti che intolleranza. Neppure il nuovo vescovo di Treviso mons. Andrea Bruno Mazzocato ha potuto ancora porvi rimedio.

A Vittorio Veneto la messa antica è stata data dal vescovo locale mons. Alfredo Magarotto con lo stesso criterio del contagocce di Treviso, una sola volta al mese e di sabato [27]. Nonostante le reiterate richieste non si è potuti giungere neppure a un parziale allargamento. Inoltre, le Suore Giuseppine nella cui chiesa ha luogo la celebrazione ogni tanto ne negano addirittura la disponibilità, facendo sì che la messa mensile salti. Le stesse suore negano recisamente la possibilità di liberare temporaneamente il non ampio presbiterio, intasato tra l'altro da gradini finti, da un tavolino di legno che gli serve da altare verso il popolo. Il nuovo vescovo mons. Giuseppe Zenti non ha finora inteso far nulla per migliorare tale situazione.

A Padova un preoccupante episodio si è verificato di recente. A metà dicembre 2006, come documentato dagli organi di informazione [28], nella chiesa di S. Canziano dove da oltre quindici anni è celebrata la messa antica col permesso di mons. Antonio Mattiazzo è stato improvvisamente montato sui gradini dell'altare un altare verso il popolo di marmo, che oltre a deturpare gravemente l'estetica della chiesa, rende davvero difficile la celebrazione della messa secondo il rito di san Pio V sull'altare preesistente, data la ristrettezza del presbiterio chiuso integralmente dalla balaustrata. L'intervento, la cui preparazione è stata tenuta accuratamente celata ai fedeli che frequentano S. Canziano, e non si sa se approvato dalla Commissione diocesana per l'arte sacra e se realizzato per iniziativa del parroco da cui la chiesa dipende, mons. Lino Bacelle, ovvero dei Legionari di Cristo cui è affidata, è assolutamente non necessario, perché in tanti anni di riforma liturgica lì l'altare verso il popolo non c'era mai stato. Tra i fedeli si è generata l'impressione che questo intervento avrebbe avuto lo scopo di fare cessare la messa antica in quella chiesa, rendendola inidonea alla sua celebrazione. Se così fosse, comunque, la cosa non è riuscita, perché anche se con difficoltà e in maniera che non può apparire molto dignitosa, la messa continua.

A Mantova, dopo la richiesta di oltre mille cristiani, il vescovo mons. Egidio Caporello ha consentito la messa settimanale a partire dal luglio 2004, ma essa è celebrata in una chiesa molto piccola, non riscaldabile d'inverno e caldissima d'estate e diverse volte la celebrazione è saltata per indisponibilità del celebrante. Reiterate richieste di risolvere questi problemi, tra l'altro, con l'assegnazione di un'altra chiesa e di un celebrante idoneo non hanno avuto alcun esito. È chiaro che è come non avere dato la messa, se non si fa in modo che possa svolgersi regolarmente, nel rispetto del rito e in modo fruibile dai fedeli. Da ultimo si è verificato un grave episodio che è stato reso di pubblica ragione: il celebrante don Maurizio Luzzara - come si legge in una lettera al direttore del quotidiano "Gazzetta di Mantova" del 21 giugno 2006, scritta da un fedele indignato - il 17 giugno "si è rifiutato di celebrare perché nella chiesetta erano presenti solo cinque persone". Invitato dal fedele a rispettare quanto programmato, "il prete, con tono altezzoso, rispondeva che potevo andare in un'altra chiesa". Un sacerdote che nega ai fedeli i sacramenti. Un atto inqualificabile che però è quasi la cifra dei tanti altri rifiuti che conosciamo, anche se spesso compiuti con maggiore, per dir così, "diplomazia".

Liberalizzazione?
Si potrebbe continuare con altri fatti, ma questi dati già valgono a dimostrare il malfunzionamento dell'indulto in Italia come mezzo per consentire a coloro che lo desiderano di partecipare alla liturgia secondo l'antico rito almeno nei giorni festivi. Basti vedere che le messe senza permesso sono di più di quelle concesse dai vescovi: una sconfitta voluta, forse pure cercata, perché se le richieste dei fedeli fossero state esaudite, le proporzioni sarebbero ben diverse.

Subito dopo l'elezione di Benedetto XVI si sono diffuse voci secondo cui il nuovo Papa avrebbe proceduto a una "liberalizzazione" della messa di san Pio V. Con questo termine è da intendere che il Santo Padre dichiarerebbe che il messale di san Pio V non ha mai cessato di essere in vigore nella Chiesa e tutti i sacerdoti hanno facoltà di usarlo, quindi vale ancora l'indulto generale contenuto nella bolla Quo primum del 1570. È quello che fin dall'inizio della riforma liturgica ha chiesto Una Voce, ha chiesto mons. Lefebvre, hanno chiesto tutti coloro che desiderano il mantenimento del rito cattolico. Si sono indicate varie scadenze per questo atto, tutte procrastinate. L'opinione pubblica, nel frattempo, ha preso coscienza del problema in modo abbastanza preciso: bisogna fare qualcosa perché l'indulto del 1984 non ha funzionato. Dato che esso non funziona, si è fatto capire ufficiosamente che l'intervento del Santo Padre sarà piuttosto una correzione dell'indulto per renderlo soddisfacente. Nessuno sa, però, precisamente in che modo si vuole conseguire l'effetto. L'operazione non è per nulla facile, perché si scontra con le contrarietà clericali alla messa tridentina, che abbiamo in parte documentato. L'indulto del 1984 mantiene comunque un suo valore, in quanto dà qualche cosa in più, cioè il diritto ai fedeli di chiedere la messa, mentre l'indulto di san Pio V, pur nella sua ampiezza, dà diritti solamente ai sacerdoti. Purtroppo al giorno d'oggi, quando è venuta meno l'obbligatorietà del messale tridentino e ci sono sempre meno sacerdoti che lo celebrano, l'indulto del 1570 ha visto diminuire sensibilmente i suoi effetti. Non sempre potrebbe da solo garantire la messa ai fedeli. In ogni caso il documento in preparazione ben potrebbe contenere tanto la liberalizzazione, quanto il miglioramento dell'indulto, anzi proprio l'affermare solennemente che il tridentino è un rito della Chiesa potrebbe contribuire a convincere i vescovi.

Sempre di più col passare del tempo il provvedimento è stato detto imminente, con dichiarazioni anche di importanti cardinali, e come tale è stato presentato dai mezzi di informazione di tutto il mondo. Tali notizie hanno dato luogo a pubblici dissensi anche da parte di ecclesiastici, in particolare di vescovi francesi e tedeschi. Da menzionare, tra le repliche a questi attacchi, talora di critica portata direttamente alla persona del Santo Padre, la Nota Precisazioni in merito ad una eventuale promulgazione di "Motu proprio" per facilitare l'applicazione dell'Indulto sull'uso del Messale così detto di San Pio V, emessa il [29] novembre 2006 dall'Arcidiocesi di Genova, che dichiara di ritenere "pastoralmente utile" chiarificare dieci punti in merito all'oggetto, "poiché recentemente nell'Arcidiocesi sono circolati commenti anche fuorvianti, a proposito di una eventuale promulgazione del motu proprio"29. In una intervista uscita a metà marzo il card. Darío Castrillón Hoyos afferma: "la messa antica non è mai stata proibita. D'altro canto, è molto importante, per avere le idee chiare, prendere la luce che viene dal Successore di Pietro. Secondo il pensiero del Santo Padre, espresso chiaramente, vi sono due forme di rito romano: la forma ordinaria, che è la messa di Paolo VI, e la forma straordinaria, che è la messa di San Pio V" [30]. Il card. Bertone ha dichiarato a "Le Figaro Magazine" del 31 marzo 2007 che "non vi è nessuna valida ragione per non dare ai sacerdoti di tutto il mondo il diritto di celebrare secondo questa forma". E alla domanda sull'uscita del motu proprio ha risposto: "La pubblicazione del motu proprio che precisa questa autorizzazione avrà luogo, ma sarà il Papa stesso che spiegherà le sue motivazioni e il quadro della sua decisione. Il Pontefice darà personalmente la sua visione dell'utilizzo dell'antico messale al popolo cristiano, e in particolare ai vescovi" [31].

È stato detto espressamente che il provvedimento è ormai sul sacro tavolo, e solo dalla volontà del Santo Padre ne dipende l'effettiva emanazione: quindi uscirà, ma non si può precisare quando. Certo il trascorrere dei mesi senza che nulla avvenga - sono già compiuti due anni di pontificato - ha determinato non poco scetticismo, e a questo punto non a torto molti si riservano di prendere in considerazione il motu proprio se e quando uscirà. Del resto, se la pubblicazione del documento è un fatto positivo, ciò non toglie che bisognerà pure valutare il suo contenuto, se sarà idoneo a ottenere in misura sufficiente il suo scopo, facilitare la celebrazione dell'antico rito per chi lo desidera.

Nicola Bux, come afferma un articolo apparso su "Milenio" del 2 giugno 2006, prevedeva l'uscita a ottobre 2006 dell'esortazione apostolica in materia liturgia "insieme con l'indulto a favore della messa tridentina" [32]. Gli eventi hanno poi mostrato che l'esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis è stata resa nota nel marzo 2007, ma non è stata accompagnata dal documento sulla messa antica. Rimane comunque l'impressione che gli oggetti dei due documenti siano strettamente collegati. Nella citata intervista a "La Croix" mons. Ranjith affronta le due questioni, quella della riforma liturgica (soprattutto la valorizzazione del latino e la posizione del sacerdote all'altare rivolto verso Dio) e quella della liberalizzazione (il messale di san Pio V non è "fuori legge"), dichiarando per entrambe che "siamo in attesa che il Papa ci dia le sue indicazioni" e "il Papa deciderà".

Ci sembra essenziale che queste due questioni sono ben distinte e non debbano in nessun modo essere confuse, per esempio vedendo nel rito tridentino solo un mezzo per migliorare la messa di Paolo VI, e lo si prenda, come pur si era pensato, nella sua forma ammodernata del 1965 ormai improponibile oppure ammettendo inserimenti e commistioni rituali che lo conformerebbero alla liturgia nuova. Il rito romano antico va mantenuto e possibilmente preservato nella sua forma tradizionale per coloro che vi si sentono legati: un rito tradizionale in uso, per quanto possibile vivo, correttamente celebrato e non solo da consultarsi in biblioteca, questa è l'unica ricchezza a cui si potrà attingere nell'ardua impresa della "riforma della riforma".

Il problema di fondo resta pur sempre quello delle persone: ci sono coloro - cardinali, vescovi, curiali, parroci ecc. - che finché resteranno al loro posto si opporranno sempre alla messa antica, alla sua concessione, a ogni miglioramento nella normativa e nella prassi, che la favorisca. L'allora card. Ratzinger nella sua conferenza per i dieci anni del Motu proprio Ecclesia Dei, tenuta a Roma nel 1998, disse: "ci serve una nuova generazione di prelati", suscitando la entusiastica approvazione dell'uditorio. C'è da sperare che si proceda speditamente, pur con prudenza, in questo senso, e ai fedeli non resta che la preghiera del salmo 108 (109), 8: Et episcopatum eius accipiat alter. C'è qualche speranza, un prelato di nuova generazione sembra essere mons. Malcolm Ranjith.

Fabio Marino

 


[1] L'articolo, pubblicato nella rivista "Instaurare" 2/2006, è stato rivisto, e aggiornato con dati intervenuti nell'ultimo anno.

[2] Cfr. la traduzione italiana dell'intervista nel sito www.chiesa.espressonline.it di S. Magister.

[3] Lettera circ. Quattuor abhinc annos della Congregazione per il Culto, confermata nel 1988 dal Motu proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II.

[4] Arcivescovo di Genova, decreto del 3 settembre 2006, Prot. PCA 1305/DCA-2006-131.

[5] Cfr. www.fssp-roma.org/it/mass.htm, ove sono riportate eventuali variazioni degli orari.

[6] Notificazione del Cancelliere arcivescovile di Napoli, 26 gennaio 2007, protocollo 105/07.

[7] Per tutti questi dati, costantemente aggiornati, cfr. il sito web di Una Voce delle Venezie, www.unavoce-ve.it/messe-italia.htm.

[8] "Il Mattino", 27 ottobre 2005.

[9]  Cfr. www.unavoce-ve.it/04-06-19.htm.

Cfr. www.unavoce-ve.it/04-06-19.htm.

[10] Cfr. il comunicato del Consiglio Direttivo di Una Voce-Italia del 30 novembre 1996 (in www.unavoce-ve.it/uvi30-11-96.htm).

[11] Cfr. www.sanpiox.it/centri/centriin.html.

[12] Una quindicina di centri, cfr. www.sodalitium.it/Default.aspx?tabid=29 .

[13] Una documentazione abbastanza esauriente di essi si può vedere in questo bollettino "Una Voce Notiziario" n° 73-74, 1985, pp. 2 ss.; n° 75-76, 1986, pp. 12 ss.; n° 110-111, 1994, pp. 3 ss.; n° 116-118, 1996, pp. 4 s.; n° 19-20 ns, 2005, pp. 5 ss.

[14] Cfr. Ancora messe negate, in "Una Voce Notiziario" n° 19-20 ns, 2005, p. 7.

[15] Ivi, pp. 6-7.

[16] Ivi, p. 7.

[17] Dalle Curie Episcopali florilegio di risposte alle richieste dei fedeli, in "Una Voce Notiziario" n° 73-74, 1985, p. 8.

[18] "La Padania", 2 luglio 2003.

[19] Ancora messe negate, cit., p. 6.

[20] Ivi, p. 5.

[21] Per il testo cfr. ivi, pp. 5 s.

[22] "... ist ein weiteres Gespräch mit mir nicht notwendig", lettera del Vescovo di Bolzano-Bressanone a Enea Capisani del 21 giugno 2005 (in www.unavoce-ve.it/08-05-70.htm).

[23] Cfr. www.fsspx.at link "Messzentren".

[24] Can. 1248 § 1. Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente. In base a questo canone non è possibile alcuna distinzione o condizione, ogni messa soddisfa, indipendentemente dal formulario.

[25] Vescovo di Treviso, decreto del 19 marzo 1999, Prot. 19/99 (in www.unavoce-ve.it/vsc-tv19-03-99.htm).

[26] Motu proprio Ecclesia Dei, n. 6c.

[27] Vescovo di Vittorio Veneto, decreto del 19 marzo 2001, Prot. 223.337/2001 (in www.unavoce-ve.it/vsc-vv19-03-01.htm), che è pressoché la fotocopia di quello di Treviso.

[28] Cfr. "Corriere del Veneto", 16 dicembre 2006; un servizio con immagini è stato inoltre trasmesso dall'emittente televisiva Telenuovo.

[29] Cfr. www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=1605.

[30] "Il Meridiano", 18 marzo 2007 (in www.unavoce-ve.it/03-07-13.htm).

[31] Cfr. in www.unavoce-ve.it/04-07-16.htm

[32] Cfr. www.milenio.com/mexico/milenio/notaanterior.asp?id=611005.

 

da "Una Voce Notiziario" n° 25-26 ns, 2007, p. 6-13

 

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